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Attività Di Rischio Clinico

Attività Di Rischio Clinico

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Le attività di rischio clinico sono finalizzate all'implementazione di piani di miglioramento che tendono a prevenire/minimizzare la probabilità di errore, i rischi potenziali ed i conseguenti possibili danni per i pazienti;
di conseguenza la sicurezza delle cure rappresenta:

  • Un' analisi del suo impatto nel sociale
  • Una variabile  nelle scelte di politica sanitaria

e  richiede necessariamente un approccio di sistema integrato al fine di:

  • Valorizzare le competenze degli operatori sanitari
  • Diffondere la cultura della sicurezza dei pazienti 

 

Implementazione e Monitoraggio delle Raccomandazioni Ministeriali

Il Ministero della Salute, in collaborazione con esperti di Regione e Province Autonome, ha provveduto alla stesura e alla diffusione delle Raccomandazioni ministeriali per la prevenzione degli eventi sentinella. Le Regioni e le Province Autonome diffondono le raccomandazioni e ne stabiliscono l'implementazione.

Le strutture sanitarie recepiscono ed applicano le raccomandazioni in ambito aziendale.

 

Monitoraggio Eventi Sentinella

Gli Eventi Sentinella sono eventi avversi di particolare gravità, indicativi di un serio malfunzionamento del sistema, che causano morte o gravi danni al paziente e che determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio Sanitario.

La sorveglianza degli Eventi Sentinella costituisce un'importante azione di sanità pubblica prevista dall' Intesa Stato-Regioni del 20 marzo 2008 e attuata dal Ministero  della salute secondo le modalità indicate dal Decreto Ministeriale dell'11 dicembre 2009 (SIMES) con l'obiettivo di determinare lo sviluppo continuo e sistematico della qualità e della sicurezza delle cure del SSN.

 

Percorso Nascita

Il Comitato Permanente del Percorso Nascita Aziendale/Locale di nomina aziendale secondo il Decreto Commissariale n.16/2015Modifica del Comitato Permanente del Percorso Nascita Regionale (C.P.N.R.) e del Comitato Permanente del Percorso Nascita Aziendale/Locale per dare  impulso alla completa attuazione all'Accordo Stato Regioni del 16/10/2010 perseguendo obiettivi di:

  • miglioramento della qualità dei servizi e alla sicurezza;
  • garantire l'appropriatezza degli interventi in relazione al decorso della gravidanza e al grado di rischio prevedibile;
  • monitorare l'adozione delle carte dei servizi specifiche per il percorso nascita valutandol'omogeneità dei relativi contenuti e la loro conformità ai criteri stabiliti dalle Linee guida di cui all'Accordo del 16/10/2010;
  • definire percorsi assistenziali al fine di garantire l'integrazione dei servizi fra territorio ed ospedale e la razionalizzazione di reti dedicate al tema materno-infantile sulla base della programmazione regionale;
  • elaborare linee guida evidence-based ed aggiornate per la pratica clinica;
  • sviluppare percorsi clinico-assistenziali aziendali sulla base di linee di indirizzo;
  • elaborare raccomandazioni per la sicurezza del percorso nascita;
  • promuovere protocolli diagnostico-terapeutici per il controllo del dolore nel corso del travaglio e del parto;
  • promuovere l'umanizzazione dell'evento nascita nel rispetto della fisiologia della gravidanza, del parto e del puerperio;
  • favorire la consapevolezza e l'empowerment della coppia sul percorso nascita, anche attraverso la visibilità e la differenziazione dell'offerta da parte dei Punti nascita della regione in rapporto alla definizione del grado di rischio della gravidanza;
  • attivare un monitoraggio e verifica costante dell'intero percorso.

 

Sorveglianza Mortalità Materna

L'Italia, ha messo a punto un sistema di sorveglianza attiva della mortalità materna, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità e finanziato dal Ministero della Salute che, monitora il fenomeno in 8 regioni (Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania Puglia e Sicilia) che coprono il 73% dei nati nel Paese.

La mortalità materna, stimata dal sistema di sorveglianza, è pari a 10 decessi ogni 100mila nati vivi con una forte variabilità regionale compresa tra 5 morti in Toscana e 13 in Campania. Le stime confermano che l'Italia è tra i Paesi con la più bassa mortalità materna al mondo sovrapponibile a quella rilevata, attraverso analoghi sistemi di sorveglianza, nel Regno Unito e in Francia.

Nonostante l'Italia registri un contenuto numero di morti materne pari a circa 50 decessi annui, il Ministero della Salute ha ritenuto una priorità di salute pubblica dotarsi di un sistema di sorveglianza in grado di rilevare e valutare ogni morte materna attraverso indagini confidenziali, per identificare eventuali criticità assistenziali o organizzative suscettibili di miglioramento e per ridurre i decessi evitabili stimati pari al 50% nei Paesi socialmente avanzati.

Per questo motivo il sistema, grazie al coordinamento dell'ISS, prevede anche la produzione di linee guida e raccomandazioni per la pratica clinica oltre ad attività di ricerca e aggiornamento continuo dei professionisti sanitari sulle principali cause di mortalità e grave morbosità materna evidenziate grazie alla sorveglianza attiva.

 

Sorveglianza Morbilità Materna: Near Miss Ostetrici

Nel 2008 il reparto Salute della donna dell'Iss ha coordinato il primo studio sui near miss materni condotto in Italia, con la partecipazione delle Regioni Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lazio e Sicilia (Donati et al, 2012; Senatore et al, 2012). Lo studio, osservazionale retrospettivo, ha previsto l'individuazione, tramite le schede di dimissione ospedaliera (Sdo), dei casi di donne con uno o più ricoveri in terapia intensiva o in unità coronarica durante la gravidanza, il parto o entro 42 giorni dall'esito della gravidanza nel biennio 2004-2005 nelle Regioni partecipanti.

 

Lo studio dei near miss ha molti vantaggi rispetto a quello delle morti materne:

near miss sono più frequenti e consentono di raccogliere informazioni in tempi più rapidi.

Le morti materne sono la punta dell'iceberg della disabilità materna: per ogni donna che muore molte donne sopravvivono, spesso con disabilità che le accompagneranno per tutta la vita.

La revisione di casi gravi che si risolvono positivamente è più semplice per gli operatori sanitari rispetto a quella da affrontare in caso di morte materna.

La donna sopravvissuta può essere coinvolta nello studio per raccogliere informazioni sulle cure ricevute.

 

Partecipazione ai Tavoli Tecnici Aziendali:

  • Comitato Buon Uso del Sangue
  • Comitato Valutazione Sinistri
  • Comitato Percorso Nascita
  • Comitato per la prevenzione e controllo delle Infezioni Correlate all’assistenza (ICA)
  • Commissione di Esperti per il monitoraggio e la valutazione dell’appropriatezza del ricorso al parto cesareo
  • Commissione per l’appropriatezza in Ambito Farmaceutico
  • Commissione Centrale Aziendale per l’Accreditamento Istituzionale
  • Gruppo di Lavoro Multidisciplinare a supporto del Referente Locale della Dispositivo Vigilanza
  • Comitato Scientifico per la Formazione del Provider ECM n. 7 Asl Napoli 1 Centro